2011年9月29日星期四

We know you're single Carol but you're wasting your time with Spence... just so you know!

She might be 50 and single, but Carol Vorderman appeared to be barking up the wrong tree as she lapped up attention from Louie Spence today.

Pineapple Dance Studios star, Spence, appeared on ITV1's Loose Women this afternoon, but only had eyes for former Countdown star Carol.

The 42-year-old dance expert stunned the audience by flirting with the mother-of-two and pulling down the sleeve of her tan coloured top to look at her cleavage.
Barking up the wrong tree: Dance expert, Louie Spence reveals a bit too much of Carol Vorderman on Loose Women

Barking up the wrong tree: Dance expert, Louie Spence reveals a bit too much of Carol Vorderman on Loose Women

Vorderman appeared to love the attention and couldn't stop laughing and even played up to the joke by pulling both sides of her top down to emphasise her chest.

Vorderman has been married twice and had a high-profile split from Daily Mail columnist Des Kelly last year.
Such a flirt: Camp Louie laughs with Carol after attempting to look down her top on today's show

Loose Woman: Carol, who has won Rear of the Year, showed off her chest after her fumble with Louie

But now she is single, and insists she has never been happier.

The Loose Women presenter admitted she has not been on her own since her teenage years, and is thoroughly enjoying only having to look out for herself.

She said: 'I've always been with someone from the age of 15, I've always had a boyfriend, husband or lived with someone.

'Now's the first time in my life that I've been single and I really like it. But that's not to say I'm not dating, by the way.'
'I'm having the time of my life': Twice-married Carol Vorderman, 50, says she's happier than ever being single

'I'm having the time of my life': Twice-married Carol Vorderman, 50, says she's happier than ever being single

Vorderman was married to Royal Navy officer Christopher Mather in 1985, but the pair split after 12 months.

She then married management consultant Patrick King, father of her two children, in 1990, but they separated in 2000.
Former love: Carol's most recent relationship was with Daily Mail columnist Des Kelly, from whom she split earlier this year

Former love: Carol's most recent relationship was with Daily Mail columnist Des Kelly, from whom she split earlier this year

Vorderman's most recent relationship was with columnist Kelly, who she dated from 1999 to 2007, before the pair rekindled their relationship but split for good earlier this year.

But while Vorderman is happy with her romantic situation, her famous curves mean she's not short of offers from eager admirers.

And speaking about her figure, which earned her the title of Rear of the Year, Carol said now she has hit a half-century, she has finally learned to be happy with her body.
Family life: Carol with her mother Jean Davies and children Katie and Cameron

Family life: Carol with her mother Jean Davies and children Katie and Cameron

She said: 'Turning 50 changed me and I'm far more accepting of myself. I'm not thin, but I am a size 10. I go in at the middle and very much out at the bottom and top.

'And now I think, "Well, that's how I am". Does my bum look big in this? The answer is always yes, But now I don't try to fight what's not going to change.'

Così Scarface è diventato un mito per tutti i boss

L'autore di Gomorra presenta il film culto scritto da Oliver Stone, diretto da Brian De Palma e interpretato da Al Pacino. Che descrive in modo magistrale il volto feroce della criminalità. E ci aiuta, raccontando, a capire e a resistere. Da domani in edicola con "la Repubblica" e "L'Espresso" in un'edizione speciale con due dvd
LA PRIMA VOLTA che l'ho visto avevo 16 anni. Non c'erano i dvd ma quelle cassettone nere, i vhs: indistruttibili, ma negli anni ho letteralmente consumato il mio Scarface. Il film era ambientato a Miami e il protagonista era cubano, ma per un ragazzo del Sud Italia, della periferia campana, in quel personaggio, quegli ambienti, quelle ville, quel modo di parlare e di gesticolare, in quello sguardo, c'era molto di familiare.
Anni dopo scoprii che Scarface era il remake dello Sfregiato di Howard Hawks, film del 1932 ispirato alla vita di Al Capone. Il film divenne famoso anche per l'intervento del boss di Chicago, che mandò alcuni suoi uomini sul set a Hollywood per capire quanto di lui ci fosse nella pellicola. Solo quando lo sceneggiatore, mentendo, li rassicurò che si trattava di pura fiction, i gorilla abbandonarono il set. I

l film inizialmente fu censurato, perché accusato di glorificare lo stile di vita dei gangster e di portare sullo schermo una violenza eccessiva. Lo stesso Capone, in un'intervista di quegli anni, espresse il suo disprezzo per i gangster movie - definendoli "terrible kid stuff", robaccia per ragazzini - eppure, leggenda vuole che possedesse una copia personale del film di Hawks. Del resto Al Capone era soprannominato proprio "scarface" per via della cicatrice che gli correva dalla mandibola al collo e che si era procurato in gioventù durante una rissa, inaugurando una nuova tipologia di gangster: il boss che reca sul corpo i segni del proprio destino.
Scarface piace perché è l'epica moderna nel suo aspetto più cupo. Tony Montana viene dalla miseria: cacciato dalla Cuba di Castro che si libera dei criminali dopo la rivoluzione, approda negli Stati Uniti senza niente in tasca, inseguendo il sogno americano. E qui crea illegalmente una fortuna. L'uomo che si costruisce da sé, il self-made man spietato ma con regole proprie, consapevole che avrà tutti vicino finché sarà in alto e che tutti si allontaneranno quando cadrà. Guardi il film e ti piace vedere questa verità, così chiara, così pulita.

Quando uscì, Scarface non fece incassi record. Nell'anno in cui il box office era dominato da Voglia di tenerezza, fu accolto da critiche contrastanti. Alla sua prima a New York, nel dicembre 1983, ben pochi in sala rimasero affascinati dal lavoro di De Palma e Stone. Alcuni andarono addirittura via durante la proiezione, disturbati da una violenza sullo schermo giudicata eccessiva e gratuita. Sembrava essere un film destinato all'oblio, e invece dopo Scarface nulla è stato più come prima.

Con il passare degli anni non solo le recensioni cambiarono tenore (il film è entrato nella Top Ten stilata dall'American Film Institute dei migliori gangster-movie di tutti i tempi), ma soprattutto è diventato una pellicola di culto, con un numero di fan in continua crescita. Ovunque nel mondo - dagli Stati Uniti all'Italia, dalla Russia all'Australia, dal Belize al Kosovo alla Grecia o all'Iran - ragazzi remixano scene di Scarface su Youtube, imitano le frasi più celebri di Tony Montana, la cui icona è la più usata in assoluto come immagine del profilo tra gli utenti di Facebook.

Le frasi pronunciate da Al Pacino "Sai cos'è un asa?", "Un uomo che non mantiene la sua parola è uno scarafaggio" e "Tutto quello che ho a questo mondo sono due cose, le palle e la mia parola, e le ho sempre onorate, tutte e due", si sentono ripetere dappertutto, tra gente di ogni età e classe sociale. A Parigi, a Berlino, a Milano può capitare che anche il più non violento degli uomini sogni - per un attimo - di trasformarsi in Tony Montana. A Johannesburg, a Istanbul, a Napoli, a Città del Messico puoi essere lui.

Mi sono chiesto spesso quale sia la strana alchimia che fa di Scarface l'unico film al mondo presente in ogni cultura criminale e credo sia quell'elemento che definirei di descrizione della vita senza mediazioni. Scarface diventa un cinico e pragmatico teorico della vita così com'è. La modernità del film sta nella volontà di Stone, di De Palma e di Al Pacino di raccontare la storia di un uomo segnato, sta nella pulsione di Tony Montana alla morte, nel suo nichilismo: non puoi pensare che esista il mondo che ti salva, il mondo ti fotte comunque. E a ricordarcelo è l'uso insistente del termine fuck, che nel film viene ripetuto 182 volte, 226 se contiamo anche le parole composte e derivate.

Nella sua frase "Mi prendo il mondo e tutto quello che c'è dentro", è già prefigurata la fine. Scarface non muore per sbaglio, in un agguato inatteso. Tony è nel Dna di tutti i criminali del mondo perché sa, sin dall'inizio, che non c'è speranza. è questo che rende maledettamente credibile Tony Montana agli occhi degli odierni affiliati che si sentono superiori all'uomo comune perché non mettono la propria vita e quella dei propri cari sopra tutto il resto. Sembra un paradosso, ma in questo contesto, l'epica di Tony Montana può sovrapporsi a quella omerica. Proprio come un giovane greco andava a combattere con in testa Achille, così oggi che tu sia di Medellín, Guadalajara o Buenos Aires, che tu sia di Locri, Napoli o Mumbai, vai a sparare con in testa Tony Montana.

La linea che separa epica e vita, letteratura, cinema e realtà è sottile. Lo stesso Pacino, mentre era sul set, veniva percepito dai tecnici come un vero gangster, tanto che quando nelle scene finali si procurò un'ustione di terzo grado alla mano maneggiando un M16 d'assalto che la troupe non gli aveva insegnato a usare, i tecnici sorpresi si giustificarono: "Nessuno di noi credeva che Al Pacino non sapesse usare un mitra".

Ma se è vero che il cinema guarda al mondo è vero anche che il mondo criminale si è nutrito di cinema più di quanto non si pensi. Scarface ha condizionato il modo di agire, di parlare e di vestire, in una parola di autorappresentarsi, di intere generazioni di affiliati. Gli esempi più eclatanti sono le ville ispirate a quella di Tony Montana. Quella di Walter Schiavone a Casal di Principe, detta "Hollywood"; quella a Sinopoli, in provincia di Reggio Calabria, sequestrata nel 2010 alla cosca Alvaro e la villa dei Mancuso, cosca della 'ndrangheta vibonese, questa volta al Nord, a Bentivoglio, in provincia di Bologna, dove gli affiliati concludevano le trattative per l'acquisto di ingenti partite di cocaina con narcos spagnoli e colombiani.

Ma la passione dei criminali per Scarface non si ferma all'architettura. A Napoli molti boss hanno gabbie con tigri e leoni in giardino, e non sono solo i ragazzini a utilizzare sui social network foto di Tony Montana come immagini del profilo. Pasquale Manfredi, esponente di spicco della cosca Nicoscia-Manfredi di Isola Capo Rizzuto, considerato uno dei cento latitanti più pericolosi d'Italia, è stato tradito dall'uso di Facebook, dove si era registrato con il nome Scarface. Negli anni Novanta, poi, le mogli dei boss hanno iniziato a vestirsi come Michelle Pfeiffer, a pettinarsi come lei. Nunzio De Falco, detto 'o Lupo, si sposa dodici volte con donne nordiche. Francesco Schiavone, detto Sandokan, ha avuto relazioni con ufficiali americane imputate poi nei processi di camorra.

Tony Montana è credibile perché ciò che il potere può, per essere raccontato, per entrare nel mito, non deve avere limiti. La violenza in Scarface non serve a stupire, è indispensabile: se la elimini, non stai più raccontando quella Miami, quelle ambizioni, quella ferocia. La scena della motosega è splatter e allo stesso tempo credibile se si pensa che bande di bielorussi nel Sud Italia utilizzano il saldatore come strumento di tortura per costringere le vittime a parlare o per commettere delitti esemplari, di quelli che lasciano scritti sul corpo avvertimenti a chi resta.

I cartelli messicani scuoiano i loro nemici, cuciono la faccia sui palloni e ci giocano a calcio. Raccontare le dinamiche criminali in tutte le loro manifestazioni è l'unico modo per creare deterrenza. I boss vivono anni senza poter incontrare i loro figli, senza poter sfiorare le loro donne, nascosti in bunker come topi o in disperazione al 41bis. Non possono fidarsi di nessuno. Gli ultimi capi arrestati nella Locride piuttosto che nell'agro aversano vivevano da anni sottoterra. Bisogna raccontare quello che i mafiosi ottengono e l'enorme prezzo che pagano perché la scelta sia in chi osserva, in chi legge.

Se in una società malata Tony Montana può diventare un mito, o peggio, un esempio da seguire per qualche giovane, il crudo racconto della violenza e la qualità di quel racconto sono l'elemento fondamentale, imprescindibile, per poter fermare un passo simile. Capire è un modo per non subire.

Del resto, nella società mediatica se una cosa non la racconti, non esiste. Non è un caso che durante le rivolte degli ultimi mesi nei Paesi arabi, la prima cosa che i regimi hanno fatto è stato impedire che si potesse raccontare attraverso Internet, impedire che si potessero utilizzare i social network. Non è un caso che i cartelli messicani, oltre a eliminare i giornalisti scomodi, abbiano iniziato a prendere di mira anche i blogger. è di pochi giorni fa la notizia di due ragazzi messicani poco più che ventenni massacrati, uccisi e appesi a un ponte a testa in giù dal cartello dei Los Zetas perché raccontavano su un sito la guerra della droga nel loro Paese. 

2011年9月28日星期三

Shocking picture of Michael Jackson's dead body is shown to jury in bizarre opening to L.A. trial of doctor accused of killing King of Pop

# Michael Jackson's personal physician Dr Conrad Murray is on trial in LA charged with involuntary manslaughter
# Prosecutor shows jury photo of Michael Jackson on gurney after his death and plays disturbing audio of singer slurring a month before death
# Accuses Dr Murray of delaying call to 911 as he tried to revive Jackson
# Defence claims that Jackson killed himself
# First witness, choreographer Kenny Ortega, said Jackson 'wasn't right' during rehearsals
# Tour manager Paul Gongaware says Dr Murray initially demanded $5million a year to care for Jackson
# Jackson's parents and siblings Janet, La Toya, Tito, Randy and Jermaine arrive in court
# Woman stopped as she rushed towards Dr Murray in courthouse corridor
# Millions expected to watch highly anticipated trial across the globe

The highly anticipated trial into the death of Michael Jackson opened with an extraordinary moment this afternoon as the prosecutor started his opening remarks by displaying a photo of the singer's dead body.

As Dr Conrad Murray appeared before the jury charged with involuntary manslaughter over Jackson’s death more than two years ago, deputy district attorney David Walgren displayed the picture that appeared to show tape or tubing over Jackson's face.

The hearing became like a circus, as opposing fans of the King of Pop and supporters of Dr Murray gathered outside the courthouse in Los Angeles waving placards and banners as the whole Jackson family made their way into court for what has been billed as the trial of the century.
Later, the prosecution played a tape of a healthy-looking Jackson giving his last ever performance - a rehearsal of his hit Earth Song - recorded a day before he died.

The lights in the courtroom were turned off and the singer was shown on a screen performing Earth Song at rehearsals at the Staples Center in Los Angeles, just hours before he passed away.

Jackson's mother appeared to be in tears watching the clip.

'Michael Jackson’s death was a homicide,' Los Angeles deputy district attorney David Walgren told the jury in opening statements.

'The evidence will show that Michael Jackson literally put his life in the hands of Conrad Murray... Michael Jackson trusted his life to the medical skills of Conrad Murray.